Sono a terra

Sono un appassionato di lettura, mi piacciono i libri, la carta stampata, quell'odore di inchiostro che impregna un foglio. Ogni libro nasconde un pensiero, la visione e riflessione di un uomo.

sono a terra


"Il cervello, istruzioni per l'uso" di John Medina è una delle mie ultime letture. Un libro sulla ricerca neuroscientifica, presentato in forma piacevole e curiosa.
Di questo testo di 315 pagine voglio riportarvi un passaggio che ha acceso una luce e mi ha permesso di vedere il come e ed il perché di certe reazioni umane.
Una volta che avrete letto queste righe prenderete consapevolezza dei vostri atteggiamenti (così è stato per me) e di come l'espressione sono a terra sia l'unica barriera che vi separi da una vita migliore.

Un bellissimo pastore tedesco, steso nell'angolo di una cassa metallica, sta guaendo. Sta ricevendo delle dolorose scosse elettriche, stimoli mirati a farlo ululare per la sofferenza. La cosa strana è che potrebbe uscirne abbastanza facilmente. L'altro lato della cassa è perfettamente isolato dalle scosse, e soltanto una bassa barriera separa i due lati. Anche se il cane potrebbe saltare verso la salvezza in qualunque momento gli venisse voglia di farlo, la voglia non gli viene. Mai! E se ne sta accucciato nell'angolo del lato elettrificato, uggiolando di dolore ad ogni scossa. Per sottrarlo al peso di questa esperienza, deve essere fisicamente spostato dallo sperimentatore.
Cosa è successo a questo cane?
Alcuni giorni prima di farlo entrare nella cassa, l'animale era stato immobilizzato con un'imbracatura di contenimento munita di cavi elettrici, e riceveva la stessa scossa dolorosa giorno e notte, senza potervi sfuggire. E all'inizio non subiva passivamente, al contrario, reagiva. Ululava di dolore, urinava, si dibatteva con tutte le sue forze contro l'imbracature nel tentativo sempre più disperato di collegare uno dei propri comportamenti alla cessazione del dolore. Ma non era servito a nulla. Man mano che le ore passavano, la sua resistenza aveva finito per placarsi. Perché? Il cane aveva iniziato a ricevere un messaggio molto chiaro: il dolore non sarebbe cessato; le scosse sarebbero durate per sempre. Non c'era via d'uscita. Anche dopo che era stato liberato dall'imbracatura e posto nella cassa metallica in cui la via di fuga c'era, non era più in grado di comprendere la sua possibilità di scelta. In effetti, gran parte della sua facoltà di apprendimento era stata compromessa, ed è probabilmente questa la parte peggiore.

Sono a terra, cosa posso fare?

Questo post nasce come risposta ad una email di un amico del blog che, raccontandomi della sua vita affermava:
Sono a terra, niente di ciò che desidero si realizza ed ogni mio sforzo è vano
Prima di scrivere questa risposta, ho digitato la parola sono a terra sul motore di ricerca di google e la cosa sorprendente è stata vedere che tutti coloro che dichiaravano di sentirsi a terra affermavano esattamente la stessa cosa, la loro incapacità di cambiare le cose.

Il racconto che trovate in alto è frutto di un esperimento realmente realizzato negli anni '60 dallo psicologo Martin Seligman. Ora vi chiedo di fare un enorme sforzo e trascurare le sofferenze di questo povero pastore tedesco e concentrarvi sul risultato dell'esperimento.
Non credete che nel momento in cui affermiamo sono a terra ci troviamo nella condizione di questo cane steso all'interno della cassa metallica?

Magari abbiamo provato con tutte le nostre forze a modificare una realtà che non ci piaceva, gli abbiamo dedicato entusiasmo, impegno e studi ma dopo tanti sforzi sembra che la nostra situazione non sia cambiata.
Quando scrivo queste righe penso a chi ha perso lavoro e non riesce a trovarne un'altro, penso ha chi è stato lasciato dalla persona amata e soffre pene d'amore, penso a chi (come me) si lancia in avventure che non sempre riesce a portare a termine ma  penso soprattutto a quelle persone che stanno lottando con una malattia e non sembrano venirne fuori.

Questo post lo scrivo per voi! 
Voi che ogni giorno lottate per guarire, Voi che in ogni mail che mi scrivete ci mettete tanto entusiasmo, Voi che siete ... i miei veri eroi.



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Riccardo Agostini per EmozioneAvventura

 

2 commenti:

  1. è proprio una cosa che sto constatando ultimamente! Mi sono resa conto ke il nostro corpo si abitua a tutto, dolore fisico e mentale incluso.
    Lo sforzo e la bravura sta nel reagire e nel disabituarlo .
    Meglio scegliere cio' a cui abituarci ed evitare cio' che ci fa stare male. Al momento in cui ce ne accorgiamo bisognerebbe subito cambiare strada prima che il nostro corpo cominci ad assuefarsi alla sofferenza.
    Mi riferisco piuttosto alla sfera sentimentale e sociale in generale.

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    1. Giada, direi che hai fatto centro! Grazie per il commento

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